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DB - La storia mai raccontata!

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  • Vegeta perse ogni desiderio di dialogo nei confronti di Bulma, dato che era troppo soddisfatto della sua nuova potenza. Vedendo che il Saiyan aveva riacquistato un sorriso più raggiante che mai, Bulma decise che, non appena lo avesse rincontrato, avrebbe tentato la fortuna per un'ultima volta: sì, perché ormai cercare un approccio con Vegeta era diventato come una roulette russa... se la buona sorte ti accompagna, riesci a non spararti in testa. Altrimenti, è la fine.
    «Ciao! Come stai?» Lo salutò educatamente. «Ti vedo di buon umore.»
    «Sono diventato un Super Saiyan!» affermò lui, incapace di coprire la sua euforia con la sua classica imperturbabilità.
    «Grande... complimenti! Il bambino nascerà fiero di suo papà.»
    «Ma piantala con questa storia!» proruppe insensibile il Saiyan, per poi aggiungere spietatamente, tutto d'un fiato: «Cosa vuoi che me ne importi di lui?? Sono un Super Saiyan, mentre lui crescerà come un terrestre, e sarà sempre e solo un misero mezzosangue senza prospettive di miglioramento!»
    In un istante gli occhi di Bulma si riempirono di grosse lacrime, e la donna scoppiò in singhiozzi disperati. In un ultimo tentativo di contenere le lacrime per dignità, si avvicinò a passo lento verso Vegeta guardandolo con odio. Si fissarono in silenzio. In maniera totalmente incontrollata, la sua mano prese lo slancio e gli stampò sulla guancia uno schiaffo talmente sonoro da rimbombare nella drammatica atmosfera della stanza. Il Saiyan non provò dolore, provò solo la furia che nasceva dall'affronto subito da parte di quella miserabile donna. Ringhiò irato, ma decise di lasciarla perdere, poi ruggì: «Va' al diavolo, femmina! Non ho bisogno né di te, né del tuo moccioso!»
    «Ti senti ferito nell'orgoglio? Eh? Avanti, rispondi! Pensi di averlo solo tu un orgoglio da non ferire? O pensi che il tuo orgoglio valga più del mio?» Alla fine Bulma si rendeva conto che il Vegeta che lei aveva immaginato, l'aspettativa di un Saiyan buono e – a modo suo - premuroso nei confronti del bambino era tutta un'illusione, l'illusione di una donna che sperava di costruire qualcosa di positivo; ma aveva tralasciato che sul letame non si costruiscono edifici stabili e duraturi. Aveva creduto di vedere del buono in lui, ma – risvegliatasi dal sogno – si rendeva conto che lo schiaffo più doloroso quel giorno era stata lei a riceverlo. «Ma che schifo di uomo sei?» domandò lei alla fine, con volto deluso e disgustato.
    Dopo essersi lasciato grandinare addosso quella raffica di offese a cui restava insensibile, ringhiò ancora con disprezzo: «Non sono un uomo, infatti... sono il Principe dei Saiyan.» mostrando di non aver capito il senso profondo della domanda postagli; su certi temi un Saiyan poteva dimostrare una straordinaria durezza di comprendonio. Si guardarono in cagnesco, poi ciascuno dei due alzò i tacchi; lasciarono la stanza in direzioni opposte.

    Crilin e Soya si trovavano su un'ampia distesa erbosa: era l'area rurale in cui ci si imbatteva abbandonando la periferia della Città dell'Ovest. Il tempo era buono, con il cielo azzurro e alcuni enormi nuvoloni bianchi, di quelli che passeggiano nel cielo e non portano temporali; spirava un leggero vento fresco, tutt'altro che sgradevole. I due non erano dediti ad un'amichevole chiacchierata, stavolta: erano in posizione di guardia, faccia a faccia, lui con la sua divisa da maestro, lei con la sua tuta da allieva e i capelli raccolti da una bandana affinché non le intralciassero la visuale. Non era la prima volta che Soya chiedeva all'”amico-maestro-e chissà cos'altro” di duellare, di metterla alla prova. Lei aveva un'espressione seria, determinata, quasi fredda, e quell'espressione combinata con quegli occhi di ghiaccio esercitava su Crilin un fascino irresistibile, che lo costringeva a faticare per contenere la sua vera forza.
    «Dai, forza, Maestro... attaccami!» lo provocò lei, per stimolarlo ad uscire da quella difesa di ferro che egli manteneva ogni volta, e che le riusciva difficile infrangere. «Se stai in difesa non dai il meglio di te... voglio sentire il tuo attacco, stavolta!»
    “Mannaggia...” pensò lui, inghiottendo a vuoto. Doveva cercare di calibrare la forza in modo da non farle male. “Già non è facile controllarsi, se poi lei me lo chiede così, mi fa perdere la testa...” «OK! Preparati... » le rispose, con l'aria non molto convinta delle sue stesse parole. “Guarda che sto arrivando!”
    «Ti sto aspettando, Maestro...» Inutile: qualsiasi cosa dicesse, Soya non poteva che risultargli eccitante. Crilin si buttò a capofitto cercando di colpirla sotto il mento con un calcio alto. Lei lo evitò, colpendolo allo zigomo con un pugno caricato alla sua massima forza. Crilin per il colpo subì un indietreggiamento, per cui la sua sfidante continuò ad incalzare bombardandolo di pugni allo stomaco e al petto, con una determinazione invidiabile, degna del combattimento più serio del mondo. Crilin indietreggiava davanti al rapido incalzare della sua avversaria, che aveva preso a colpirlo alla testa e al volto. Quando lei iniziò a rallentare il ritmo, lui colse l'occasione per atterrarla con un calcio ben dosato, concludendo il suo attacco con il KO della ragazza; per dare maggior senso alla sua sceneggiata, iniziò ad ansimare un po' pesantemente.
    Soya si rialzò un po' ammaccata, ma non più di tanto, mentre con il dorso della mano si sfregò la guancia. Si scrollò dal vestito con le mani la lordura di terriccio e d'erba di cui si era imbrattata all'impatto.
    «Ooh, ma smettila, Crilin! Ci mancava solo il finto respiro affannoso, porca pupazza!» esclamò arrabbiata la ragazza.
    «Eh? Finto respiro affannoso? Ma che dici?» cercò lui invano di dissimulare.
    «Non fraintendermi su ciò che sto per dirti... sai benissimo quale alta opinione ho di te... Ma guardati: dopo tutti i pugni e calci che hai preso sulla testa e sul viso, non hai un graffio o un livido! Ti sembra normale? E scommetto che sotto la maglia la situazione è identica, non un livido o un muscolo ammaccato... credi che sia stupida a non accorgermene?» chiese con tono di rimprovero.
    “No...” pensò Crilin, muto dall'imbarazzo, con un evidente rossore sul volto, guardando verso il basso. “Non sei stupida... sono io il deficiente che pensava di ingannarti così facilmente, con una messinscena assurda...”
    La ragazza continuò con la sua accusa: «Si vede benissimo che, quando lottiamo, fingi... per te è come un gioco, ma per me è una cosa seria... e ti dico che questo tuo rifiuto di mostrarmi la tua vera forza un po' mi infastidisce. Direi che lo scontro finisce qui, per oggi.” Emergeva qui un'altra nota caratteriale propria di Soya, che ad un approccio iniziale lei tendeva a nascondere, ma che Crilin aveva cominciato a conoscere solo frequentandola per un certo tempo: era trasparente, tanto trasparente che non sopportava che una persona con la quale lei era riuscita ad aprirsi non fosse trasparente quanto lei. Questo non faceva di lei una tipa ostica; era sempre la solita dolce e gentile Soya, ai suoi occhi. Ciò che la irritava era che avrebbe voluto conoscere Crilin fino in fondo, ma sentiva che lui aveva dei lati che ancora non voleva scoprire. Ciò le dava un po' fastidio, senza nulla togliere all'affetto che ormai lei nutriva – peraltro ricambiata, altro che ricambiata, ricambiatissima!
    Nonostante si fosse abituato a questo suo aspetto, Crilin restò male, mentre i due si avviavano a piedi fuori dal campo. «Ma dai, smettila, Soya.» cercò bonariamente di distendere quell'imbarazzante tensione. «Lo sai che sei fantastica, la migliore della palestra!»
    Soya assunse una sorridente smorfia dispettosa, socchiudendo gli occhi di ghiaccio in maniera attraente. «Grazie... so che dovrei essere la migliore, ma vorrei una vera sfida per mettermi alla prova... e se il mio maestro preferito me la nega, come posso fare?»
    «Uff...» sbuffò Crilin sorridente. «Però devo darti ragione sulla mancanza di vere sfide...» aggiunse, portandosi una mano al mento, pensieroso. «Di gare regionali se ne fanno, ma sarebbero troppo poco, per te. Una volta c'era il torneo Tenkaichi... ma da quando Goku e il suo rivale dell'epoca, Majunior, distrussero tutta l'area del Torneo e la zona circostante nella finale del ventitreesimo torneo, si disse che il livello dei partecipanti era diventato troppo pericoloso per l'incolumità del pubblico e della gente comune che viveva da quelle parti, e si decise di non indirlo più per le edizioni successive...» Prima ancora di abbandonarsi a ricordi nostalgici, Crilin suggerì di tornare in città volando.

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    • Dopo più di un anno e mezzo dalla sua partenza, l'astronave madre del supremo re Cooler si stava approssimando all'orbita del pianeta Terra. Anzi no: era ormai entrata, e l'equipaggio addetto ai pannelli di comando stava eseguendo le manovre necessarie per un perfetto atterraggio. Il viaggio era durato ben più di un anno, nonostante l'enorme l'astronave imperiale fosse dotata dei più potenti motori dell'impero: il pianeta Frost era ancora più remoto di qualsiasi pianeta collocato nella regione dello spazio che era appartenuta a Freezer.
      Il veicolo era un maestoso mostro di metalli e materiali sconosciuti. Aveva un aspetto analogo all'astronave usata dal fratello minore del re per andare su Namecc, ma di dimensioni maggiori, essendo in grado di ospitare un numero più elevato di soldati. Era evidente che il sommo regnante aveva tutta l'intenzione di affermare la propria supremazia fin dal momento in cui il suo mezzo di trasporto si fosse palesato alla vista dei terrestri.
      «Bene: avvistato luogo perfetto per atterraggio.» affermò un alieno con gli occhi neri e lucidi come due puntini, dalla testa tutta coperta di peluria marrone, con un casco bianco lucido e un visore incorporato che rivestiva entrambi gli occhi. «Trattasi di esteso ed arido deserto di roccia al centro di enorme continente. Nessuna presenza di vita intelligente rilevata.»
      A poche migliaia di metri dalla destinazione, l'astronave ridusse via via la velocità, e la sua enorme massa proiettò una grande ombra grigia sulle rocce desertiche; al contempo, da una serie di portelloni che adornavano in sequenza regolare la superficie laterale della nave, fuoriuscivano delle lunghe e complesse zampe meccaniche ad artiglio che avrebbero poggiato sulla pietra assicurando al Re e alla truppa al suo seguito un approdo morbido.
      «Atterraggio perfettamente eseguito.» annunciò l'alieno responsabile della sala di pilotaggio a tutta l'astronave tramite altoparlante.
      In quel momento, sul pianetino di re Kaioh, Goku si voltò con espressione allarmata verso il padrone di casa, esclamando: «Ho un cattivo presentimento!»

      ***************************************

      L'ANGOLO DELL'AUTORE
      E così è arrivato Cooler... Precisazioni!
       il titolo non è solo una parodia di V for Vendetta: è il modo che si usa in inglese per indicare la lettera dell'alfabeto con cui inizia un vocabolo (in italiano, ad esempio, diciamo: "D di Domodossola").
       Qualcuno avrà riconosciuto la "poesia" che Bulma fa leggere a Vegeta, con intenti sottintesi: in realtà il testo della canzone "Infinito" di Raf.
       Quanto alla comparsa di Mr. Satan, occorre precisare che i fatti riguardanti Bulma e Vegeta si svolgono durante la gravidanza di lei e, siccome Trunks avrà pochi mesi all'epoca dell'arrivo dei cyborg, ho immaginato che il super campione avesse cominciato a riscuotere successo sui mass media almeno un annetto prima rispetto alla comparsa degli androidi... mese più, mese meno. Per il momento godetevi Satan come una comparsa, chissà se più avanti lo ritroveremo!

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      • Una sola cosa non capisco: Vegeta che accetta di farsi dare lezioni di lingua da Bulma...
        Come al solito per il resto non ho nulla da ridire.

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        • Beh dai, è lo stesso Vegeta che accetta di farsi ospitare in mezzo a namecciani e terrestri nella storia originale, senza uccidere nessuno! (Lo stesso che nel capitolo precedente guarda i film in TV) Alla fine sono nozioncine pratiche che possono tornare utili, se pensi di doverti stabilire in un posto a tempo indeterminato; per di più la sera lui si riposa, mica può allenarsi senza sosta - anche se si impegna sempre molto. (viene più o meno detto che continuano a vedersi sempre di sera)

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          • In effetti non hai tutti i torti... Di sicuro sarebbe strano a vedersi, ma ci può stare...

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            • Mi scuso per il ritardo nella lettura, tra studio e vacanze non ho avuto molto tempo:

              - ho apprezzato il riferimento al "dongiovanni" nominato da future Trunks come motivazione dello split tra Bulma e Yamcha

              - mi è piaciuto molto come hai gestito l'avvicinamento tra lei e Vegeta: dall'abitudine di guardare un film insieme ( a proposito, mi è sembrato che tu abbia omesso di trascrivere un pezzo della storia) coi commenti scocciati e il sarcasmo del principe dei saiyan (che però continuava a guardare ), fino all'ossessione dello stesso che per caso (o no?) li porta poi a concludere

              Invece mi è risultato odioso e fin troppo ostinato il Vegeta post-concepimento: va bene tutto, ma così m'è stato proprio sui coglioni.
              Non che tu non abbia scritto bene quella parte, anzi in realtà si sarebbe comportato sicuramente così, però ho notato che dopo qualc he passo avanti ha fatto tipo 10 salti indietro e non l'ho digerita

              - mi interessa molto anche il rapporto Crilin-Soya, con lui perennemente e inevitabilmente arrapato , e allo stesso tempo palesemente cotto (e viceversa a breve suppongo)
              sigpic

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              • Originariamente Scritto da Ssj 3 Visualizza Messaggio

                - mi è piaciuto molto come hai gestito l'avvicinamento tra lei e Vegeta: dall'abitudine di guardare un film insieme ( a proposito, mi è sembrato che tu abbia omesso di trascrivere un pezzo della storia) coi commenti scocciati e il sarcasmo del principe dei saiyan (che però continuava a guardare ), fino all'ossessione dello stesso che per caso (o no?) li porta poi a concludere
                Hai notato bene: ho scordato a trascrivere un pezzo della storia. Se siete interessati, rileggete dall'inizio il secondo post del capitolo 23, che ho appena modificato di conseguenza.

                Per il resto grazie per i complimenti. Nello scrivere cerco di calarmi nella psiche dei personaggi e chiedermi: come reagirebbe Tizio davanti ad una situazione simile?
                Vegeta, messo davanti ad una Bulma che gentilmente lo invita e sollecita ad avvicinarsi, dopo un'iniziale ritrosia avrebbe preso lentamente confidenza. Ma davanti ad una Bulma incinta, il cui bambino rappresenta per Vegeta la minaccia concreta (= sposare lo stile di vita terrestre)... beh... ragionando come lui, avrai fatto 10 passi indietro come davanti ad un mostro orribile.

                A breve revisiono il prossimo capitolo e lo posto.

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                • Prossimo capitolo! Vi preannuncio che dal punto di vista comico è uno dei miei preferiti.

                  Cap. 24: Alla ricerca di 'sto mitico Super Saiyan.

                  «Per favore, dia un'occhiata a quel che accade sul mio pianeta, re Kaioh...» disse Goku con rammarico, con un brivido lungo la colonna vertebrale. La divinità dalla pelle azzurra, accorgendosi dell'agitazione che animava il suo pupillo, immediatamente cercò di sintonizzarsi telepaticamente con la Terra: con la schiena leggermente incurvata in avanti e le sue lunghe antenne da insetto che oscillavano, visualizzava il pianeta, scrutandolo angolo per angolo con i suoi poteri speciali. Dopo alcuni minuti di ricerca, ebbe un primo sussulto... dopo uno sguardo, esclamò: «Oh, santo cielo!»
                  «Che succede...?? Me lo dica, per favore!» implorò Goku con rammarico.
                  «Cooler è sulla Terra...» annunciò il dio.
                  «Chi? Cooler??»
                  «Il fratello maggiore di Freezer...» spiegò Re Kaioh, con tono remissivo. «Ora ti spiego. Come sai, Freezer era colui che governava sulla nostra galassia del Nord, oltre che su altri territori... ma in realtà lui non era il vero vertice massimo dell'impero, perché la sua famiglia è composta fra l'altro da altri elementi degni di nota. Uno di essi è suo padre, che è il vero titolare della corona, il sommo regnante... Re Cold.»
                  «Sì, Re Cold l'ho conosciuto... lui e Freezer erano venuti sulla Terra per vendicarsi...»
                  «Ah sì?» Re Kaioh cadde dalle nuvole, segno che stava apprendendo una notizia completamente nuova ed inattesa.
                  «Ma certo che sì! Uff... ma allora lei non segue per niente le disgrazie della nostra Terra!» E prese a narrargli in sintesi di come Freezer fosse sopravvissuto all'esplosione di Namecc e del fallimento della missione punitiva pianificata da Cold e Freezer sulla Terra.
                  «Beh, devo riconoscere che la cosa non mi stupisce: non c'è nessuno nella galassia che possa competere con un Super Saiyan. Ad ogni modo... Anche se Cold manteneva il titolo di legittimo sovrano, da anni aveva spartito il potere effettivo tra i suoi due figli, Freezer e Cooler, che di fatto governavano territori completamente diversi. I rapporti tra i due fratelli erano burrascosi: litigavano e talvolta si facevano la guerra, anche se non si è mai arrivati ad un confronto diretto delle rispettive forze combattive individuali, solo qualche scaramuccia... In realtà i due amavano mettere in gioco le rispettive potenze belliche e militari; erano in competizione perché ognuno dei due voleva dimostrare al padre che sarebbe stato il più idoneo alla successione, in futuro. Così, ogni tanto scoppiava qualche battaglia tra i rispettivi eserciti, e si contendevano aree di influenza o pianeti. Non accadeva spessissimo perché nessuno dei due aveva interesse a logorare le proprie truppe e a perdere elementi; ma quando accadeva, ovviamente, ogni battaglia era sangue versato da parte dei soldati... il tutto per il puro capriccio di due principi ambiziosi.»
                  «Questo è degno di quella famiglia di farabutti!» commentò Goku contrariato, spinto dalla rabbia nata dal suo innato senso di giustizia: «É mai possibile che io venga a scoprire queste cose per puro caso? Me le dovrebbe spiegare lei prima che si verifichino le emergenze, re Kaioh!»
                  «Guarda che io ti avevo avvertito, quando eri in viaggio verso Namecc! Ti avevo avvertito di non sfidare assolutamente Freezer... tu hai voluto fare di testa tua e le conseguenze sono ancora oggi sotto i nostri occhi: prima quei due sono tornati a cercarti per vendicarsi e avrebbero potuto arrecare facilmente dei seri danni al pianeta; e scommetto che, se anche Cooler adesso è sulla Terra, ancora una volta la colpa è tua! Se avessi lasciato Freezer in pace, tutto questo non sarebbe accaduto... Non dovresti compiere gesti affrettati senza riflettere sulle conseguenze, figliolo!»
                  Goku si sentì in colpa, tanto da abbassare lo sguardo borbottando: «Che ne sapevo io che aveva tutta una famiglia del genere alle spalle, uffa...» Eppure siamo tutti sicuri che, anche se lo avesse saputo, probabilmente si sarebbe buttato ugualmente a capofitto nell'impresa, senza calcolare le conseguenze dei suoi comportamenti! Poi con tono più calmo soggiunse: «D'accordo... forse ha ragione lei. Ma perché non mi ha almeno avvertito che un pericolo così serio era in avvicinamento?»
                  Re Kaioh balbettò dall'imbarazzo, con un leggero rossore fucsia sul viso: «Ehm... ecco...»
                  «Sì...?» incalzò Goku, abbassando la testa all'altezza della bassa divinità, inarcando un sopracciglio.
                  «Perché ero impegnato ad inventare delle battute stupende!» rispose il dio tutto d'un fiato. «Vuoi sentirle?» chiese, estraendo dalla tasca un foglietto di carta su cui aveva appuntato le sue brillanti trovate comiche.
                  «…» Goku, muto, sollevò al cielo uno sguardo scontento.
                  «Ti risolleveranno lo spirito, vedrai! “Sai come si chiamano coloro che lavorano la creta?? Cretini!!” Ahah, divertente, vero??» Il bello era che lui era veramente convinto della comicità di quella che, in fin dei conti, era solo una freddura.
                  «Re Kaioh, ma questa non è offensiva verso coloro che si guadagnano da vivere lavorando la creta?»
                  «Uhm... forse hai ragione... In fondo anche io ho sempre voluto imparare a fare dei lavoretti in creta e terracotta! Allora ascolta quest'altra. “Sai qual è il colmo per un dentista? Essere un tipo incisivo!”»
                  «Io non l'ho capita...»
                  «Mpf... incisivo... dentista... no?? Dovrò farti un corso accelerato di comicità.» sbuffò la divinità. «La prossima però è irresistibile! “Sai cosa fanno due struzzi con una bomba atomica? La di-struzzi-one!”»
                  «Non fa ridere.» affermò Goku serio.
                  «Evidentemente sei troppo sconvolto dalla storia di Cooler per poterti concedere una sana risata...» Infatti, al di là del fatto che le battute di Re Kaioh non lo facevano ridere affatto, l'espressione rammaricata del Saiyan tradiva le sue vere emozioni del momento. L'amico e maestro cerco di rincuorarlo con un sorriso: «Senti, Goku... io suggerirei di attendere che il nemico mostri le sue intenzioni. Se - come ho supposto - è andato sulla Terra in cerca di una vendetta familiare nei tuoi confronti, è probabile che, appena scoprirà che sei morto, tornerà da dove è venuto.»
                  «Ma come...? Il fratello di Freezer...?» ribatté accigliato il giovane. «Quelli sono pazzi criminali!»
                  «Eheheh... Non ne sarei così sicuro...» ridacchiò il dio. «Tu non lo conosci, ma Cooler è diverso da suo fratello, per metodi e mentalità... Non è detto che sia venuto per distruggere tutto. Stiamo a vedere che intenzioni ha... e comunque ti ricordo che non possiamo interferire con il mondo dei vivi. È la legge, purtroppo, ragazzo mio!»

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                  • Cooler era austeramente seduto sulla poltrona della stanza adibita a suite reale, quando uno dei soldati facenti le funzioni di usciere accorse ad annunciargli l'avvenuto atterraggio. «Perfetto.» commentò il Re. «Convoca immediatamente la soldatessa Kodinya e l'ingegnere capo. Ho delle direttive per entrambi, ma li riceverò separatamente.»
                    La prima ad entrare fu dunque l'ex collega di Vegeta. «Kodinya, tempo fa mi hai chiesto di essere valorizzata e di ricevere incarichi adeguati al tuo livello di esperienza e di preparazione, ed è questa la ragione per la quale ti ho portato sulla Terra fra le mie truppe scelte. Quest'oggi, ho una missione di rilevanza fondamentale per il destino dell'universo, e ho deciso che sarai tu a svolgerla. Devi stanare il Super Saiyan Son Goku e condurlo al mio cospetto. Non sarà facile: nonostante il pianeta non sia dei più grandi, è molto popoloso... dalle prime stime, risulta che la popolazione totale delle forme di vita terrestri intelligenti ammonti ad alcuni miliardi di componenti.»
                    “Minchia, alcuni miliardi... e come cazzo faccio?” imprecò fra sé la donna, sgomenta: davanti al sovrano, però, si limitò a rispondere impassibile e senza turpiloquio: «Obbedisco, mio sommo signore. Quale procedura dovrò seguire?»
                    «Sei tu a doverti guadagnare la mia stima. Ne consegue che dovrai essere tu a pianificare come procedere, in maniera del tutto autonoma...» disse con un sorriso dipinto sulle sue labbra nere, compiaciuto tanto per la difficoltà dell'impresa che per la costruzione elaborata della propria sintassi. Cooler amava la propria magniloquenza. «Forza. Fammi vedere di che pasta sei fatta, soldatessa.» concluse, marcando con leggero sarcasmo quest'ultimo appellativo, e con quest'ultima battuta Kodinya poté considerarsi congedata. La donna si inchinò e fece per andarsene, ma fu fermata per un attimo dal sovrano che concluse: «Ah, che sbadato. Quasi dimenticavo... scegliti un compagno o una compagna che ti assisterà.»
                    Quando uscì dalla sala, il Re permise all'ingegnere capo di entrare; gli diede le prime istruzioni in ordine ai rilievi che potevano essere effettuati nella zona del mondo in cui erano atterrati: voleva conoscere le risorse naturali che era possibile reperire sul pianeta.
                    Mentre si dirigeva a chiamare la compagna che aveva scelto come spalla, Kodinya ragionava su come avrebbe potuto affrontare la missione che si accingeva a compiere. “Potrei chiedere informazioni a Vegeta, che vive qui... ma il problema rimarrebbe, o meglio si sposterebbe su Vegeta: come faccio a trovarlo su miliardi di persone? Quello sa trattenere l'aura, così come questo dannato Super Saiyan... Rifletti, Kodinya... un sistema ci deve essere...”
                    Nel frattempo aveva raggiunto l'alloggio dell'amica: si trattava di Kapirinha, l'ex appartenente al Peyote Team con la quale aveva avuto un primo incontro/scontro diverso tempo prima, avendo la meglio. Si conoscevano ormai da circa tre anni, un lasso di tempo durante il quale avevano legato parecchio. Peraltro, si trovavano nella singolare condizione di due donne molto forti in un esercito prevalentemente maschile, anche se molto difficilmente qualcuno dei colleghi avrebbe potuto resistere alla loro grande potenza fisica. Chiaramente ben pochi avevano il coraggio di rivolgere loro ad alta voce quei classici apprezzamenti che i maschi rozzi delle forze armate rivolgono solitamente alle belle donne. Di certo loro due non erano due ideali di bellezza e grazia muliebre: l'una con un fisico forse troppo statuario benché non sgraziato, per non parlare del suo naso aquilino e dei suoi atteggiamenti da maschiaccio; l'altra bassa, con un fisico da poco più che bambinetta e un caratterino acido; ma in quell'ambiente erano senza dubbio una coppia interessante, nonché due rari esemplari di femmine... e da che mondo è mondo, in tutto l'universo, la femmina è femmina!
                    Le due guerriere decisero di affrontare la missione con degli indumenti “in borghese” che si portavano dietro come bagaglio per ogni evenienza. L'esigenza era quella di non suscitare clamore mostrandosi ai terrestri in armatura da combattimento; non era il momento di fare casino... non ancora, almeno. Avevano optato per dei vestiti che, a loro giudizio, non avrebbero dovuto dare nell'occhio; tuttavia la scelta stilistica riuscì involontariamente comica: pericolose non sembravano di sicuro, malate di mente forse sì. Abbigliamento di Kodinya: lungo cappotto nero abbinato a berretto nero con visiera degni della polizia segreta di qualche regime dittatoriale; occhiali da sole dal design vagamente futuribile; camicia bianca attillata che metteva in risalto le sue curve formose, pantaloni grigi chiari a vita alta da operaio, e stivali scuri. Dato che indossava lo scouter, portava gli occhiali sulla visiera del cappello, con le stanghette inserite dietro le due orecchie a punta, a mo' di cerchietto per capelli. Abbigliamento di Kapirinha: magliettina gialla aderente con prominenze rialzate in corrispondenza delle spalle e con uno strano simbolo alieno più o meno triangolare impresso sul petto, corta abbastanza da lasciare scoperto l'ombelico; pantaloni attillati blu elettrico ad altezza polpaccio; scarpe alte alla caviglia, di foggia pseudo-sportiva.
                    «Complimenti per il vestiario... sei una bella fighettina!» si complimentò Kodinya leccandosi le labbra.
                    «Io ho stile... tu sembri vestita come una lesbica! Non avevi niente di meglio??» commentò Kapirinha con sghignazzante disprezzo.
                    Le due lasciarono l'astronave e iniziarono a sfrecciare nel cielo.
                    «Allora, testona! Ti decidi a spiegarmi qual è il tuo piano?» domandò la guerriera più bassa.
                    «Tanto per cominciare... testona sarà tua madre, bambolina! Questa è la mia idea... Prima di tutto, sono convinta che questo Son Goku, il Super Saiyan, sarà una persona assolutamente venerata su questo pianeta popolato da microbi del cazzo, per via della sua forza suprema... quindi, basterà chiedere a chiunque per farci dare informazioni...»
                    «Ma ragiona! E se invece incontrassimo gente alla quale della lotta non frega niente e quindi non lo conosce nemmeno? E se non fosse così conosciuto come pensi tu?»
                    «Non dire scemenze! È impossibile che nessuno sappia niente di lui! Stiamo parlando dell'essere più forte non solo di questo pianeta, ma di tutta la galassia! Su quale razza di pianeta di stupidi potrebbe mai vivere ignorato come un perfetto mister nessuno?» esclamò la guerriera più alta; non riusciva a concepire che Goku avesse vissuto in pace e serenità, ignorato come un perfetto mister nessuno, proprio su quel pianeta di stupidi. Poi premette un tasto dello scouter per mettere a fuoco l'idea che aveva in mente. «Allora... lo scouter segnala qualche milione di deboli presenze umane concentrate in quella direzione: deve essere un grossissimo centro urbano. Muoviamoci, lì sicuramente sapranno darci informazioni!».
                    In occasioni come questa, gli scouter si rivelavano degli utili strumenti di precisione. Seguendo le loro indicazioni, iniziarono la picchiata, preparandosi ad atterrare sul tetto di un edificio. Da lì, saltarono su edifici sempre più bassi per poi scendere di soppiatto verso i marciapiedi; evidentemente, per loro questo era il modo meno appariscente per fare il loro ingresso in città. La guerriera più alta, spalleggiata dalla collega, avvicinò un tizio sulla ventina d'anni d'età, invocandolo con un broncio minaccioso da scagnozza della malavita: «Ehi tu!»
                    «Dice a me?» chiese di rimando lui, tra il meravigliato e il preoccupato.
                    «Sì, tu...» rispose Kodinya, avvicinandosi. «Che mi sai dire di Son Goku, il Super Saiyan?»
                    «Non so di cosa lei parli, signorina...»
                    «Come? Non conosci l'eroe dello spazio, colui che ha ucciso il potentissimo Freezer?»
                    Il ragazzo la osservava sbigottito, come si osserva una pazza o un'ubriacona. «Ehm... no, non mi sembra di avere il piacere di conoscerlo...»
                    Kapirinha iniziò ad irritarsi, e sbraitò, irritata come sempre: «La signorina non intendeva dire che devi conoscerlo di persona, cretino! Ci basta sapere se sai dove si trova!»
                    «Ehi, piano coi vocaboli gentili, baby!» sbraitò il giovane a sua volta. «Non ho mai sentito parlare del tizio che ha nominato la tua amica svitata!» E alzò i tacchi, lasciandole di sale.
                    «Insegniamogli le buone maniere! Lo ammazzo io o lo ammazzi tu?» propose iraconda Kapirinha.
                    «Lasciamolo perdere... per il momento, nessuno schiamazzo.»
                    Decisero di fare un secondo tentativo. Girarono un po' per le vie della città; Kodinya, adocchiato il prossimo obiettivo, lo indicò all'amica. «Guarda, là c'è un umano di età più matura. Speriamo che sia più informato di quello sbarbatello...» indicando un panciuto signore di mezza età, mezzo calvo e coi baffoni castani, assorto nella lettura del quotidiano su una panchina pubblica.
                    «Buongiorno, signore. Stavamo cercando un tizio, il potente Son Goku. Saprebbe indicarci la strada?»
                    «Ma cos'è, una candid camera?» chiese l'uomo.
                    Le due guerriere si guardarono a vicenda, poi guardarono lui, e Kapirinha rispose: «Non so cosa sia una candid camera...»
                    «Forza, ragazzina, fai la brava e vedi di non marinare più la scuola. Lo studio è tutto, per il tuo futuro.» ribatté lui, con paternalistica cautela, reimmergendosi nella lettura del giornale.

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                    • Le due se ne andarono, nervose. «Kodinya, ma ti pare possibile che questo pianeta sia abitato solo da imbecilli? Io non so...»
                      Sentirono una voce bassa che li chiamava: «Pss...! Psss..! Ehi, pollastre!» Si girarono e videro un umano dalla pelle insolitamente nera come la pece, seminascosto dietro un muretto. «Vi serve fumo, vero? Ve lo chiedo perché non avete l'aria delle sbirre e mi sembrate parecchio nervose... siete in super sbatta, vero?»
                      Le due si guardarono perplesse, poi Kapirinha si avvicinò al nero spingendolo verso il muro con la mano poggiata sul petto. «Sentimi bene, imbecille! Che cavolo vuoi da noi?»
                      «Ho fumo, erba, crack... tutto l'occorrente per un viaggio psichedelico in paradiso, per distendervi i nervi!» spiegò lui agitando le dita delle mani come i tentacoli di una piovra. «Vi interessa?»
                      Kodinya si spazientì, lo afferrò per il bavero della giacca e lo minacciò sollevandolo senza sforzo a mezz'aria, stringendolo con le spalle al muro, mentre lui la fissava con volto atterrito: «Bambolo, cerca di darci le informazioni che ci servono! O te lo faccio vedere io, il paradiso!»
                      «E quando dice che ti farà vedere il paradiso, intende letteralmente e non figurativamente! Hai capito, faccia abbrustolita?» si sentì in dovere di puntualizzare la compagna, con allegria.
                      «Tu stai zitta, cretina!» la rimproverò l'amica. Poi, rivolgendosi all'altro: «Rispondi a questa semplice domanda: dov'è Son Goku?»
                      «M-ma io non ho mai sentito parlare di questo Son Goku!!» si lamentò lo spacciatore.
                      Colta da un'ispirazione improvvisa, l'alta guerriera gli proseguì l'interrogatorio: «Cambiamo domanda. Sai dove possiamo trovare appassionati ed esperti di lotta in questa città? Loro lo sapranno!»
                      «B-beh, q-questa è la grande Città dell'Ovest, qui c'è la palestra della tartaruga... a-a-alcuni fra i lottatori più in gamba del mondo si allenano lì! S-se volete, posso indicarvi la strada...»
                      Le due soldatesse di Cooler si fecero dare istruzioni su come raggiungere la palestra. Si avviarono, camminando per le strade cittadine con corrucciata nonchalance: nonostante l'intento fosse quello di non dare nell'occhio, era chiaro che una coppia così stravagante non poteva passare inosservata agli occhi dei terrestri. Chiacchierando, Kapirinha si divertì, come spesso faceva, a scimmiottare l'atteggiamento di Kodinya, usando un timbro di voce più profondo del normale: « “Ti faccio vedere il paradiso!”, “Stai zitta, cretina!” Tu sì che sai fare paura, cazzo!»
                      «Tesorina, non usare questo linguaggio... lo sai che mi ecciti!» ghignò la guerriera più alta.
                      «Ssst, non farti sentire...» la ammonì Kapirinha. «Non sappiamo cosa ne pensino delle leccapatate come te, questi cazzo di primitivi autoctoni... non mi sembrano proprio così tolleranti!»
                      «Bah... come dannazione li chiamava Vegeta? Terroni...?»
                      «Si dice terrestri, stangona... A proposito di Vegeta, non vorresti andare a cercarlo? Magari è da queste parti.»
                      «Sì, come no? Cooler mi affida una missione e io me ne vado a cercare Saiyan in giro per il mondo! A Vegeta penserò dopo... prima il dovere e poi il … mmm... piacere...» affermò, leccandosi le labbra.
                      Chiacchierando in quel modo assurdo, si avvicinarono alla palestra. «Ehi, Kodinya! Non percepisci anche tu queste deboli aure??»
                      «Sì... sembrano agitate...»
                      «Saranno terrestri combattenti...!»
                      «Ahaha, quanto sei cazzona! “Terrestri combattenti”... questa faceva ridere!» rise Kodinya divertita. Per capire il perché di tanta ilarità da parte di Kodinya, basti considerare che, dal suo punto di vista, parlare di terrestri combattenti era come per noi umani parlare di “amebe combattenti”... per lei, umani ed invertebrati avevano le stesse capacità combattive (ossia zero), e il fatto di definirli combattenti la faceva scompisciare dalle risate. Con questo scambio di battute, varcarono la soglia della porta scorrevole della Nuova Scuola della Tartaruga con estrema disinvoltura, come se fossero a casa loro.
                      «Sembra che si stiano allenando... mah...» commentò Kapirinha.
                      Kodinya avvicinò un ragazzo, e gli chiese: «Chi è che comanda qua? Facci parlare con il vostro capo.»
                      Il ragazzo indicò Yamcha e Crilin, additandoli come i suoi maestri. Dopo due secondi, le due ragazze si trovavano difatti davanti ai due giovani maestri.
                      «Salve, signorine, cosa desiderate?» chiese Yamcha con voce affabile, prima di accorgersi che le due portavano ciascuna scouter sull'occhio uno. Resosene conto, la sua espressione si oscurò leggermente.
                      «Stiamo cercando Son Goku. Dove si trova?» chiese Kodinya subito, senza preamboli né formalità.
                      Crilin, reso sospettoso più dallo scouter che dalla domanda, chiese a sua volta: «Chi siete?»
                      «Senti, non so chi tu sia, e la cosa nemmeno ci interessa. Il nostro sovrano cerca Son Goku e noi glielo dobbiamo portare. Non si discute.» spiegò Kapirinha perentoria, mentre lei e l'amica stavano ritte in piedi davanti ai due umani. Notando che i maestri avevano reagito in modo nervoso, le due gemelle dai capelli verdi, che quel giorno erano in palestra ad allenarsi, si distolsero dai loro esercizi e si intromisero nella conversazione.
                      «Yamcha, che succede? Vogliono iscriversi alla Scuola contro la vostra volontà?» chiese Ganja.
                      «Queste due mezze seghe... possiamo sistemarle noi due, se volete!» dichiarò convinta Kaya, mentre faceva scrocchiare le nocche della mano destra nella sinistra.
                      Per far capire che facevano sul serio, Ganja corse a dare i rinforzi a sua sorella, rivolgendosi direttamente a Kodinya: «Ohè, testina! Hai capito?? Aria... non è posto per te, questo!»
                      «Che tamarre...» commentò Kapirinha scuotendo la testa, seccata da tutta quella sbruffonaggine.
                      «Che volete voi due, bei culetti?» chiese Kodinya con uno sguardo agghiacciante rivolto alle due sorelle, raggelando i quattro in un mutismo stupefatto. «Attaccatemi pure, se volete... e sarò lieta di rispedirvi al vostro Creatore...»
                      «Lascia stare, collega... tu non sai controllare bene la tua forza, lascia che ci pensi io...» la invitò Kapirinha. «E poi lo sai che per questi due moscerini basto e avanzo io.»
                      «Moscerino a me? Io moscerino?» ripeté Kaya furiosamente incredula, coi due occhi verdi talmente sbarrati che mettevano paura. «Preparati a prenderle, babbazza!» gridò la ragazza, e l'alto volume della sua voce attirò l'attenzione di tutti i presenti che si voltarono a guardare la scena. Poi Kaya, fuori di sé per l'affronto subito, senza pensarci due volte partì all'attacco, cercando di colpire la sua avversaria con un calcio rotante alla testa. La piccola aliena si difese dal colpo opponendo il suo avambraccio celermente e con decisione alla gamba della ragazzina. Kaya avvertì un dolore atroce allo stinco, come se avesse provato a colpire un pilastro di acciaio... con la differenza che, forse, le sarebbe stato più facile scalfire l'acciaio che la gamba di quella creatura. Dolorante, Kaya cadde a terra tenendosi la gamba con le lacrime agli occhi, mentre la sorella accorreva ad assisterla; guardavano Kapirinha, dal volto imperturbabilmente sorridente. «Mortaaaaacci tua! Ma mi spieghi di che cazzo sei fatta??» ringhiò lamentosa la povera adolescente.
                      Prima che la rissa con le due sconosciute visitatrici degenerasse (eventualità non improbabile, benché dai potenziali esiti penosi!), Crilin – consapevole del fatto che quelle due non erano due combattenti comuni, e la presenza degli scouter confermava questa sua opinione - decise di prendere in mano le redini della situazione. «Adesso basta! Basta con questo linguaggio, basta con le aggressioni e i colpi di testa! Va bene?? Questa è una palestra seria, qua deve regnare la disciplina!» urlò a gran voce, recitando in maniera volutamente esagerata il ruolo del maestro rigido e severo, con l'intento di convincere tutti i presenti a mantenere l'ordine e a non intromettersi.
                      «Ragazzi...» disse Yamcha, cercando di compensare la sparata teatrale di Crilin interpretando il ruolo del maestro buono e comprensivo, ma serio «...io e Crilin andiamo fuori a discutere con le due signorine, voi continuate i vostri esercizi, altrimenti al nostro ritorno le punizioni fioccheranno.» Quindi, con un cenno della mano, invitò le due visitatrici a seguirlo fuori dalla palestra. Uscirono, e Crilin lanciò un'ultima occhiata all'interno della palestra prima di uscire, per assicurarsi che gli allenamenti procedessero come lui desiderava: vide che alcuni erano tornati agli attrezzi, altri alle flessioni e ai piegamenti addominali, mentre le due gemelle controllavano lo stinco di Kaya.
                      «Conoscete Son Goku, il Super Saiyan?» chiese subito Kodinya.
                      «Sì... era un nostro carissimo amico...» disse Crilin.
                      «Ottimo. Quindi saprete dirci sicuramente dov'è.» incalzò, senza perdere tempo. Era soddisfatta all'idea che le sue deduzioni l'avessero condotta sulla strada giusta.

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                      • «Volete sapere dov'è Son Goku?» domandò retoricamente il giovane con le cicatrici, con la stessa espressione costernata che aveva Crilin in quel momento. «È all'Altro Mondo...»
                        «Che cazzo significa “all'Altro Mondo”??» esplose la donna, convinta che si trattasse di uno scherzo assurdo dei suoi interlocutori.
                        «È morto circa due anni fa, o poco meno.» e iniziarono a raccontare alle due aliene della tragica malattia cardiaca contro cui non era stato possibile trovare alcun rimedio; del resto, quella era una rivelazione dalla quale non potevano scaturire guai.
                        «Sì, come no... un Saiyan si ammala e muore di malattia! In giovane età, fra l'altro! Divertente... pare che a voi terrestri non manchi il senso dell'umorismo!» commentò Kodinya sarcastica. «Però io non sono così dotata di humour, quindi facciamo così: abbiamo scherzato insieme; voi mi dite dove si trova il Super Saiyan e io chiuderò un occhio sulle vostre facezie. Contenti?»
                        «Ma è la verità...» protestò Crilin, alzando gli occhi al cielo con tono da lagna.
                        «Sentitemi bene, finocchi!» gridò ai due terrestri, sempre più nervosa perché avvertiva in cuor suo che la speranza di aver compiuto la missione stava rapidamente sfumando. «Ho avuto occasione di conoscere diversi Saiyan in vita mia... e, siccome ho notato che siete impressionati dai nostri scouter, non dovreste fare fatica a crederci! È praticamente impossibile che quel tipo di gente muoia in modo così banale... quelli resistono a tutto!» Kodinya pensava ai tre Saiyan superstiti che aveva conosciuto, in particolar modo Vegeta... ma sfortunatamente non le passò per la mente di menzionarlo. Peccato: le vicende avrebbero potuto prendere una piega diversa. Eppure il Principe dei Saiyan era lì, in quella stessa città, a poche centinaia di metri in linea d'aria dal luogo in cui si trovavano... pazienza, il Destino aveva stabilito diversamente.
                        «Sentite... non ci avete nemmeno detto chi siete e cosa avreste voluto da Goku... siete aliene, vero?» chiese Crilin.
                        «Ok, ve lo diciamo, siamo extraterrestri! Va bene??» sbottò leggermente esasperata Kodinya. Poi intimò con tono minaccioso: «Facciamo così... venite a parlare direttamente col nostro sovrano, e vediamo se riterrete opportuno rifilare a lui le vostre minchiate! Forza, andiamo!»
                        I due amici si guardarono turbati. Andare o non andare? Quelle due donne erano sicuramente pericolose; con la sincerità non avrebbero fatto altro che contrariarle, ma se avessero mentito insinuando che Goku fosse ancora vivo, la situazione sarebbe peggiorata... perché il Super Saiyan non sarebbe mai potuto tornare dal regno dei morti.
                        «E con la palestra... come facciamo?» chiese Yamcha preoccupato.
                        «La palestra..? Se la distruggiamo subito, magari con tutti quei simpatici umani dentro, non sarà più un problema! Guarda che non ci vuole niente!» aggiunse Kapirinha, in tono intimidatorio, preparandosi a lanciare un colpo energetico all'indirizzo dell'edificio.
                        «Ferme! Siete matte??» la bloccarono piazzandosi davanti alla palestra. Poi aggiunsero: «Partiamo subito!!», desiderosi di vederci chiaro, e sperando – pur con un certo scetticismo – di poter chiarire la questione con il fantomatico “sovrano”. Kodinya ghignò soddisfatta: se non altro, un primo passo era stato compiuto. A questo punto sollevò Crilin per la vita come un cucciolo o un bimbo piccolo, e se lo caricò sulla spalla come un sacco di patate. «Kapirinha, io mi prendo questo nano, che mi ispira simpatia... tu invece puoi portare l'altro... mi sembra pure il tuo tipo di uomo...» stabilì l'alta guerriera, accompagnando la battuta allusiva con un occhiolino.
                        Mentre Crilin iniziò istintivamente a protestare per scendere, Yamcha si affrettò a spiegare: «E-ehi, non serve che ci portiate voi! Sappiamo volare, e siamo anche abbastanza veloci!», e completò la spiegazione con la dimostrazione pratica.
                        «Ma pensa te... non l'avrei mai detto!» commentò Kapirinha. «Davvero insolito...»
                        «Tanto meglio!» tagliò corto Kodinya. «Diamoci una mossa!»
                        I quattro si misero in volo. I due uomini, al seguito delle due donne, viaggiavano con la preoccupazione nell'anima, e non lo nascondevano: due combattenti dalla forza molto superiore al normale, provviste di scouter, probabilmente alleate o colleghe dei Saiyan, si erano presentate alla loro palestra. Stranamente, chiedevano di Goku... ancor più stranamente, il loro mandante era un misterioso “sovrano”, la cui potenza poteva essere ancora superiore... chissà quanto. Quale pericolo riservava il futuro?

                        ************************************************** **
                        L'ANGOLO DELL'AUTORE
                        E così finalmente Cooler è sulla Terra! Come accennavo qualche capitolo fa, ho intenzione di raccontare la lotta contro Cooler in modo diverso rispetto al movie, perché voglio sottolinearne le differenze rispetto a Freezer; quindi cercherò di inventare delle cose diverse rispetto a quelle viste nel movie.
                        Intanto spero che questo capitolo vi sia piaciuto. Curiosità: la parte delle battute di Re Kaioh e quella in cui le due aliene cercano informazioni per strada (ossia le mie due parti preferite del capitolo) le ho scritte praticamente di getto, prima ancora di cominciare a lavorare al resto del capitolo!

                        In allegato vi lascio un disegno che vi mostra l'aspetto delle nostre due eroine (!?) in uniforme da combattimento ed in abiti civili.

                        Spoiler:

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                        • Re Kaioh è squallido come al solito. xD
                          Guai in vista per Crilin e Yamcha. xD

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                          • Originariamente Scritto da calogero99 Visualizza Messaggio
                            Re Kaioh è squallido come al solito. xD
                            Ti giuro che il suo umorismo è la cosa che amo di più di Re Kaioh. Preferisco quando fa il comico (nel manga) che tutte le volte che nei film lo vediamo contattare Goku per risolvere qualche segnale.
                            Nel manga poi molte volte è disinformato su quello che accade nella sua galassia (che bella divinità, eh?), mentre nei movie sa sempre tutto ciò che sta accadendo. (persino nella galassia del Sud, vedi Broly!). Ma io lo preferisco scemo com'è nel manga.

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                            • Letto, bel capitolo come al solito

                              Mi chiedo se Crilin e Yamcha abbiano qualche speranza contro le due aliene, magari conoscono il kaiohken e quindi se la caveranno dignitosamente?
                              sigpic

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                              • Continuiamo!

                                Cap. 25: Casualmente, di nuovo insieme.

                                Il quartetto mezzo terrestre e mezzo alieno viaggiava a velocità sostenuta, e l'energia interiore da loro emessa venne percepita alle soglie di Vodka Town, nella Nuova Scuola della Gru. Ivi, in quel momento Tenshinhan e Jiaozi erano dediti, in compagnia dei loro allievi, all'attività di meditazione. L'ultima volta che li abbiamo visti, li avevamo lasciati nella loro palestra, intenti a superare lo scoglio del primo timido approccio con gli allievi. Ne era passata di acqua sotto i ponti nel volgere di quei mesi: i due maestri erano riusciti a creare un rapporto coi discepoli basato sul rispetto e la stima ma anche su un certo affetto reciproco. Fra gli allievi, alcuni spiccavano in particolare come i più portati per le arti marziali, i primi della classe, che si distinguevano per l'impegno ma anche per il talento naturale; questi ultimi avevano acquisito una buona tecnica di base, potenziando anche la muscolatura. Uno di questi era Ramen, un ragazzino di media altezza dai folti capelli fulvi, stimato da Tenshinhan e dai compagni come il più in gamba e il più sveglio; a lui si contrapponeva Ivanovich, più alto, dalla folta chioma bionda e dagli occhi chiari, suo rivale da sempre, da prima ancora di iscriversi alla palestra. Imparavano in fretta, certamente, ed erano entrambi arrivati al punto della preparazione in cui aspiravano a migliorare le loro capacità imparando qualche colpo segreto o tecnica speciale. Erano gli unici che avessero imparato la levitazione in modo così precoce, come i loro maestri da giovani.
                                Nel silenzioso clima di meditazione, Tenshinhan e Jiaozi non ebbero difficoltà a percepire, in un'altra zona del mondo, le aure in movimento dei loro amici della Tartaruga. Colto da un sussulto improvviso, Jiaozi chiese all'amico: «T-Ten... senti anche tu le aure di Crilin e Yamcha?» La loro comunicazione era telepatica, in modo da non turbare il silenzio meditativo.
                                «Sì, ma non solo le loro...» rispose Tenshinhan, sempre telepaticamente. «Sento altre due grandi aure in movimento! Sono potenti, ma non riesco ad attribuirle a nessuno di mia conoscenza... avverto solo che si tratta di aure turbolente! Che ne dici... andiamo a vedere?»
                                «Sì! Sembra che nelle nostre avventure i personaggi pericolosi viaggino sempre in coppia...»
                                «In effetti... Beh, andiamo! Se non altro, saremo in superiorità numerica... saremo sicuramente utili!» Effettivamente, pensò Tenshinhan, i nemici e i combinaguai che avevano incontrato negli ultimi tempi avevano la singolare caratteristica di presentarsi sempre a due a due: Nappa e Vegeta, Freezer e Re Cold, Tung e Uska, Taobaibai e l'eremita della Gru... e ora i due personaggi del mistero. Con un sorriso su questa ultima riflessione, Tenshinhan e Jiaozi si alzarono in piedi. «Ragazzi» annunciò il treocchi. «Io e Jiaozi dobbiamo occuparci di una questione importante! Quindi dobbiamo allontanarci, ma torneremo il prima possibile...» Gli allievi si guardarono stupefatti: era insolito che, di colpo, i loro maestri solitamente così precisi e ordinati decidessero di allontanarsi senza preavviso. Poi il maestro continuò rivolgendosi al suo prediletto: «Ramen, bada tu alla palestra e fa' allenare gli altri... noi cercheremo di non fare tardi. Sii responsabile e mi raccomando: disciplina! E questo vale anche per tutti voi!» concluse puntando l'indice con tono leggermente minaccioso.
                                «Sissignore!» rispose impettito il giovane Ramen.
                                Prese queste precauzioni, i due maestri della Gru poterono finalmente mettersi in viaggio, all'inseguimento dell'insolito quartetto.

                                Guidate dai loro scouter, le due extraterrestri condussero i due terrestri nel luogo di atterraggio della maestosa astronave reale. Alla vista del veicolo, i due amici si scambiarono qualche idea, bisbigliando.
                                «È gigantesca, forse anche più di quella di Re Cold...» osservò Crilin, con una certa soggezione.
                                «Se non erro, questa dovrebbe essere la grande depressione centrale di Zambookah» commentò Yamcha, riconoscendo in quei paesaggi un'area collocata nella zona centro-orientale del grande continente del pianeta.
                                «Hanno scelto un'area invivibile come luogo d'atterraggio... come mai? Un caso? O forse non vogliono fare casino o non farsi notare?» ipotizzò allora il pelato, a cui l'amico rispose, non senza un certo fremito: «Potrebbe esserci da combattere...»
                                I quattro atterrarono. Subito le due si diressero incuranti verso la nave spaziale, e i due terrestri erano indecisi sul da farsi: seguirle o aspettarle là davanti?
                                «Beh... ve ne andate?» chiese Yamcha.
                                «Ora andremo a chiamare il Re.» li informò Kodinya. «Voi potete continuare a confabulare come poco fa... sottovoce o a volume normale, come preferite...» li schernì.
                                «Però vi faremo attendere un po', perché non possiamo mica presentarci a sua Maestà vestite così, senza l'armatura d'ordinanza!» aggiunse Kapirinha.
                                «Voi non provate a scappare, fessi... sappiate che non ci mettiamo niente a devastare il pianeta, pur di stanare voi, e chissà che non salti fuori pure il Super Saiyan! Quindi non azzardatevi a fare cazzate.» volle precisare minacciosamente Kodinya, per cautela.
                                «... e, se le parole della mia amica non vi fanno ancora abbassare la cresta, sappiate che sull'astronave – oltre a noi e al Re - c'è qualche decina di soldati pronti a fare polpette della misera popolazione terrestre... e dico “polpette” perché qualcuno è pure un cannibale.» I due amici inghiottirono a vuoto. Sembrava che le due ci avessero preso gusto ad intimidirli e a cercare di azzerare il loro livello di coraggio a quello di due coniglietti impauriti, approfittando del fatto che i due, per prudenza, non avevano intenzione di attaccare le due sconosciute.
                                «Taglia corto, deficiente.» concluse Kodinya rivolgendosi alla collega. «Andiamo a cambiarci.»
                                Le due extraterrestri sparirono dalla loro vista. Crilin espresse il suo parere: «Queste due svitate non mi convincono... a giudicare dalla loro aura sembrerebbero alla nostra portata, eppure non riesco a sentirmi tranquillo... potrebbe darsi che abbiano volato mantenendosi al nostro livello per non scoprirsi troppo. Significherebbe che sanno modificare la propria forza, cosa che i seguaci di Freezer non sapevano fare, il che le renderebbe ancora più pericolose. Senza contare che c'è anche un fantomatico leader, e non sappiamo quanto forte possa essere... Del resto, è impossibile che esista un altro incubo vivente come Freezer! Se poi dovessimo essere davanti a un nemico eccezionalmente forte, dovrebbero arrivare Piccolo, Vegeta o al limite Gohan, attratti dall'accanimento dello scontro... o almeno spero, naturalmente...» Ancora una volta, il giovane si trovava a sperare che arrivasse un eroe a salvarli da un nemico misterioso e incredibilmente forte.
                                «... e che Dio ce la mandi buona.» si limitò a sentenziare Yamcha, poco convinto, fiutando l'odore dei guai. Praticamente, ora che non c'era più Goku, la fede in Dio era l'unico appiglio rimasto... e dire che avevano conosciuto personalmente più di una divinità! Ambedue percepirono l'approssimarsi di due aure: non erano le due aliene, però.
                                «Ehilà!» esordì Jiaozi, mentre a voce squillante poggiava piede sul suolo a qualche metro da Yamcha e Crilin, cosa che fece anche Tenshinhan. Il treocchi esclamò: «Ecco dove vi eravate fermati... vi abbiamo sentito in compagnia di due aure minacciose ed abbiamo pensato di raggiungervi!»
                                «Su voi due si può sempre fare affidamento, eh?» commentò Yamcha contento.
                                «La vostra presenza potrebbe rivelarsi utile... grazie per essere venuti!» li ringraziò Crilin.

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